La dolce vita
Mastroianni guarda in macchina. Il contratto spezzato. La lezione che Marco apre ogni semestre.
I film italiani in Tutto fa bluff
Squitti ha passato la carriera dentro il cinema internazionale: sala di montaggio, produzione, aula universitaria. Chi ha fatto a lungo il montatore sa che scrivere un romanzo non è così diverso. Decidere cosa lasciare, dove asciugare, quando fermarsi. Tutto fa bluff è stato costruito con quella testa lì.
Marco Caldiron viene da un'osservazione: cosa succede a chi insegna il funzionamento del cinema per trent'anni. A un certo punto, a forza di smontare la finzione, si rischia di diventarne immuni. Si capisce come funziona un bluff così bene da non vederlo più addosso.
Una selezione dei film che abitano il romanzo. Alcuni esistono davvero, uno o due sono inventati dentro la storia.
Mastroianni guarda in macchina. Il contratto spezzato. La lezione che Marco apre ogni semestre.
Un regista che non sa cosa fare e che trasforma quel non-sapere nel film stesso. Bluff portato a sistema estetico.
Il neorealismo come rifiuto della finzione. La realtà che non recita se stessa.
Uno screenshot di una scena, il bambino che cammina accanto al padre dopo il furto. L’immagine più onesta del cinema italiano.
Il mistero rimane senza spiegazione, e non è un difetto: è il punto.
Tutto cambi perché nulla cambi. La frase più citata da Marco a lezione.
Lo sguardo che crede di aver visto qualcosa. L'immagine che non conferma.
Il film che Gaia cita come esempio. Non esiste. O forse sì.
Dalla filmografia del padre di Gaia. Un documentario mai uscito.
Il cinema nel romanzo non fa da cornice, fa da struttura portante. Il modo in cui Marco legge Fellini è lo stesso con cui Squitti legge il poker.